Arrendersi MMAi

In Italia, la diffusione massiccia delle arti marziali miste, meglio note come MMA, avviene approssimativamente a partire dal 2009, complice soprattutto la risonanza dei successi del campionato americano dell’Ultimate Fighting Championship o UFC. Molti atleti provenienti da varie discipline come la lotta libera, la Thai boxe, il wrestling o il Brazilian Jujitsu, solo per citarne alcune, hanno trovato negli incontri di MMA la possibilità di fronteggiarsi nel combattimento a mani nude e di mettere in pratica le parole del celebre Bruce Lee: “il miglior combattente non è un pugile, un karateka o un judoka. Il miglior combattente è qualcuno che si può adattare a qualsiasi stile di combattimento.”
Ma chi sono gli uomini che praticano questa disciplina fatta di lunghi allenamenti, duri colpi e talvolta infortuni? Spirito di sacrificio, costanza, disciplina, tradizione, rabbia, desiderio di competizione, rispetto e fede religiosa sono solo alcuni aspetti che trapelano dalle vite degli atleti e dei maestri incontrati nelle palestre e a bordo ring. La loro quotidianità contrasta fortemente con l'immagine di uomo violento che viene in mente quando si parla dei combattenti in gabbia. E' piuttosto un uomo resiliente, colui che costruisce la sua forza fisica e mentale giorno per giorno sul tatami con i suoi compagni, è un uomo sicuro di sé, del suo corpo e delle proprie capacità, consapevole dei propri limiti e determinato a vincere le proprie paure. Un uomo che non ha timore di perdere ed è sempre pronto a misurarsi con la sofferenza e il dolore.